Il test batterie UPS sotto scarica verifica la capacità reale del banco batterie sottoponendolo a un carico controllato e osservandone il comportamento nel tempo. Può evidenziare perdita di capacità, monoblocchi deboli, squilibri e autonomie inferiori alle attese che non sempre emergono attraverso tensione a riposo, display dell’UPS o semplici self-test.
Il test di scarica delle batterie UPS serve a verificare quanta energia il sistema di accumulo è realmente in grado di fornire quando viene richiesto di sostenere un carico. È una verifica molto diversa dal semplice controllo della tensione delle batterie o dalla lettura dell’autonomia stimata sul display del gruppo di continuità.
Una batteria può infatti presentare una tensione apparentemente corretta mentre è in mantenimento e mostrare invece una forte perdita di capacità quando viene sottoposta a carico. Per questo, quando l’autonomia è un requisito importante, conoscere soltanto tensione, età o stato indicato dall’UPS può non essere sufficiente.
Il test di scarica permette di osservare come si comporta realmente il banco batterie durante l’erogazione di energia, verificando durata della scarica, tensione complessiva, comportamento dei singoli monoblocchi e capacità effettivamente disponibile.
Cos’è un test di scarica delle batterie UPS
Un test di scarica consiste nel far erogare energia alle batterie in condizioni definite, misurando il comportamento del banco fino al raggiungimento dei parametri previsti dalla procedura di prova.
In termini semplici, invece di chiedersi soltanto “le batterie risultano cariche?”, il test cerca di rispondere a una domanda più importante:
“Per quanto tempo queste batterie riescono realmente a sostenere il carico previsto?”
Durante una prova possono essere rilevati, a seconda del sistema e della metodologia utilizzata:
tensione complessiva del banco;
tensione dei singoli monoblocchi;
corrente di scarica;
durata della prova;
temperatura;
andamento delle tensioni nel tempo;
eventuali differenze tra batterie o stringhe.
Il risultato deve essere interpretato confrontando i dati raccolti con le caratteristiche delle batterie, il carico, la temperatura, la tensione finale prevista e le condizioni definite dal costruttore.
La procedura non consiste quindi semplicemente nel “staccare la corrente e vedere quanto dura l’UPS”. Nei sistemi professionali deve essere pianificata e controllata, soprattutto quando l’UPS protegge apparecchiature critiche.
Perché la tensione della batteria non basta
Una delle situazioni più ingannevoli è trovare batterie con una tensione apparentemente regolare e presumere che siano ancora efficienti.
La tensione fornisce un’informazione utile, ma non descrive da sola la capacità residua della batteria sotto carico.
Una batteria degradata può rimanere collegata al caricabatterie dell’UPS e raggiungere una tensione apparentemente normale. Quando però viene richiesta corrente durante un blackout, la tensione può diminuire rapidamente e l’autonomia risultare molto più breve del previsto.
È lo stesso motivo per cui un UPS può funzionare normalmente per mesi quando la rete elettrica è presente e spegnersi rapidamente alla prima interruzione.
Nel nostro approfondimento sull’autonomia UPS abbiamo visto come capacità residua, carico, temperatura e condizioni delle batterie incidano sul runtime effettivamente disponibile. Senza una verifica sotto carico, l’autonomia può rimanere in parte un dato teorico.
Test di scarica, self-test e controllo batterie non sono la stessa cosa
È importante distinguere le diverse verifiche che possono essere eseguite su un sistema UPS.
Verifica
Cosa controlla principalmente
Limite
Controllo tensione
Stato elettrico istantaneo della batteria
Non determina da solo la capacità disponibile
Resistenza interna
Evoluzione dello stato dei monoblocchi e possibili anomalie
È soprattutto un dato diagnostico e di tendenza
Self-test UPS
Capacità dell’UPS e della batteria di sostenere una breve commutazione
Generalmente dura pochi secondi
Runtime calibration
Stima dell’autonomia disponibile per uno specifico UPS
Dipende dalla procedura prevista dal costruttore
Test di scarica controllata
Comportamento e capacità del banco durante l’erogazione di energia
Richiede preparazione, misure e condizioni definite
Questi strumenti non sono necessariamente alternativi. Forniscono informazioni differenti e possono essere utilizzati insieme all’interno di una corretta strategia di manutenzione.
Schneider Electric, per esempio, descrive per alcuni Smart-UPS un self-test di circa dieci secondi, durante il quale l’UPS passa temporaneamente a batteria per verificare i sottosistemi interni e lo stato della batteria. Una runtime calibration porta invece l’UPS a funzionare a batteria e a scaricarla per ricalcolare in modo più realistico l’autonomia disponibile in relazione al carico collegato.
Cosa può rivelare realmente un test di scarica
Il vantaggio principale della prova è osservare le batterie mentre stanno svolgendo il compito per cui sono installate: fornire energia quando la rete non è disponibile.
Un test correttamente eseguito può mettere in evidenza diversi problemi.
Capacità inferiore alle attese
Con l’invecchiamento una batteria può continuare a caricarsi normalmente ma immagazzinare una quantità di energia progressivamente minore.
Il risultato è un’autonomia reale inferiore a quella prevista.
Il test permette di confrontare il comportamento effettivo del banco con i valori attesi per quella configurazione, tenendo conto delle condizioni della prova.
Un monoblocco più debole degli altri
Una stringa di batterie funziona come un sistema unico. Un solo elemento debole può quindi influenzare il comportamento dell’intero banco.
Durante la scarica può accadere che una batteria raggiunga molto prima delle altre una tensione critica. Il valore complessivo della stringa potrebbe inizialmente sembrare accettabile, mentre l’analisi dei singoli elementi mostra chiaramente lo squilibrio.
È uno dei motivi per cui, nei banchi composti da molte batterie, è importante non limitarsi alla sola tensione totale.
Differenze tra stringhe in parallelo
Nei sistemi con più stringhe possono verificarsi distribuzioni non uniformi della corrente. Cablaggi, connessioni, età delle batterie, temperatura e differenze di resistenza interna possono fare in modo che una stringa contribuisca più delle altre.
Abbiamo approfondito questo fenomeno nell’articolo dedicato alle batterie UPS collegate in parallelo, dove lo sbilanciamento tra rami rappresenta uno degli aspetti principali da controllare.
Autonomia insufficiente rispetto al carico reale
Non sempre il problema è esclusivamente la batteria.
Nel tempo possono essere stati aggiunti server, apparati di rete, PLC, postazioni, sistemi di sicurezza o altre utenze all’UPS. Un banco batterie ancora funzionante può quindi non garantire più il runtime richiesto dal nuovo carico.
Il test permette di valutare il sistema nelle condizioni operative effettive e può far emergere una differenza tra autonomia progettata e autonomia oggi necessaria.
Come si svolge un test di scarica batterie UPS
La procedura precisa deve essere definita in funzione del tipo di UPS, delle batterie installate, dell’architettura dell’impianto e delle indicazioni dei costruttori.
In linea generale, un test comprende alcune fasi fondamentali.
Verifica preliminare del banco batterie. Si controllano stato delle batterie, collegamenti, eventuali anomalie visibili, tensioni e condizioni ambientali.
Verifica dello stato di carica. Il test deve partire da condizioni conosciute e coerenti con la procedura prevista.
Definizione del carico e dei parametri di prova. Devono essere stabiliti corrente o potenza di scarica, durata prevista e limiti di tensione.
Avvio della scarica controllata. Le batterie iniziano a fornire energia al carico previsto o a un carico di prova.
Registrazione dei parametri. Durante il test vengono osservati tensione, corrente, tempo ed eventualmente i valori dei singoli monoblocchi.
Interruzione alla soglia prevista. La prova non deve trasformarsi in una scarica incontrollata o eccessiva.
Analisi dei risultati. I dati vengono confrontati con le caratteristiche nominali e con lo storico disponibile.
Ricarica completa. Dopo una prova di capacità le batterie devono essere riportate correttamente allo stato di carica previsto.
Le indicazioni EnerSys relative alle batterie stazionarie descrivono una procedura di capacity test nella quale vengono registrate le tensioni durante la scarica e la capacità viene determinata confrontando il tempo di scarica effettivo con quello previsto.
Per le batterie VRLA stazionarie, un riferimento tecnico internazionale è inoltre IEEE 1188-2025, dedicato proprio a manutenzione, testing e criteri di sostituzione delle batterie VRLA per applicazioni stazionarie. Consulta IEEE 1188-2025 sul sito ufficiale IEEE Standards Association
Test con il carico reale o con un banco di carico?
Il test può essere eseguito con metodologie differenti.
In alcune configurazioni viene utilizzato il carico effettivamente protetto dall’UPS. In altre situazioni può essere utilizzato un banco di carico controllato, che permette di impostare condizioni di prova più definite.
La scelta dipende dalla struttura dell’impianto e soprattutto dalla criticità delle utenze.
Utilizzare il carico reale consente di verificare il comportamento del sistema in una situazione molto vicina al funzionamento effettivo, ma richiede particolare attenzione perché durante la prova si riduce progressivamente l’energia disponibile nelle batterie.
Un banco di carico permette invece di impostare una scarica controllata e ripetibile, ma anche in questo caso devono essere valutate configurazione, sezionamenti, continuità richiesta e modalità di collegamento.
Non esiste quindi una procedura universale valida per ogni UPS.
Il test di scarica può lasciare il carico senza protezione?
Questo è uno degli aspetti più importanti.
Durante una prova di scarica una parte dell’energia immagazzinata viene intenzionalmente utilizzata. Di conseguenza, se durante o immediatamente dopo il test si verifica un blackout, l’autonomia disponibile può essere inferiore rispetto alla condizione normale.
Schneider Electric segnala espressamente questo aspetto nelle procedure di runtime calibration: durante il test le batterie vengono portate verso un basso stato di carica e, fino alla successiva ricarica, potrebbero non essere in grado di garantire l’autonomia normalmente disponibile.
Per questo motivo un test su sistemi critici deve essere pianificato considerando:
presenza e disponibilità della rete;
eventuale bypass;
ridondanza dell’impianto;
criticità dei carichi;
possibilità di utilizzare un carico alternativo;
tempo necessario alla successiva ricarica.
La verifica delle batterie deve migliorare l’affidabilità del sistema, non creare un nuovo punto di rischio.
SMART Battery Test: verificare le batterie senza rinunciare alla protezione dei carichi
Nei sistemi dove la continuità è particolarmente importante, il problema non è soltanto eseguire il test, ma farlo mantenendo un adeguato livello di protezione per le utenze.
Per questo abbiamo sviluppato SMART Battery Test, una soluzione pensata per effettuare verifiche approfondite delle batterie UPS gestendo il test in sicurezza anche in presenza di carichi critici.
L’obiettivo è superare uno dei limiti delle tradizionali prove di scarica: dover scegliere tra una verifica significativa della batteria e la necessità di mantenere protette le apparecchiature durante l’intervento.
Un test sotto carico permette inoltre di integrare le informazioni ottenute da tensione, temperatura e resistenza interna con il dato più concreto: la capacità delle batterie di erogare energia quando viene realmente richiesta.
Un test di scarica rovina le batterie?
Ogni ciclo di scarica e successiva ricarica rappresenta un utilizzo della batteria. Per questo non è corretto eseguire scariche profonde inutilmente o senza una precisa motivazione diagnostica.
Anche Schneider Electric specifica che una runtime calibration provoca usura del sistema batterie e non deve essere ripetuta senza necessità.
Ciò non significa che un test correttamente pianificato sia dannoso in senso assoluto. Significa piuttosto che la prova deve avere uno scopo, condizioni definite e soglie coerenti con il sistema utilizzato.
Ripetere frequentemente scariche profonde solo per “vedere se le batterie funzionano” non è una strategia di manutenzione.
Test di scarica e resistenza interna: quale misura è più importante?
Non sono misure concorrenti.
La resistenza interna è particolarmente utile per confrontare nel tempo il comportamento dei singoli monoblocchi e individuare elementi che iniziano a discostarsi dal resto del banco.
EnerSys indica infatti che le misure ohmiche sono particolarmente utili come strumento di trend nel tempo per identificare batterie VRLA che stanno diventando deboli o problematiche.
Il test di scarica risponde però a una domanda differente: quanta capacità è effettivamente disponibile sotto carico?
In un programma di manutenzione evoluto, le informazioni possono essere integrate:
tensione + temperatura + resistenza interna + storico + comportamento sotto scarica.
Questa combinazione offre una visione molto più completa rispetto alla lettura di un singolo parametro.
Perché un UPS può superare il self-test ma avere poca autonomia
Un self-test normalmente dura un periodo relativamente breve.
Per alcuni Smart-UPS, ad esempio, Schneider Electric indica una durata di circa 10 secondi. In questo intervallo il sistema verifica la capacità di funzionare a batteria e può rilevare determinate anomalie, ma non equivale necessariamente a un test completo della capacità disponibile.
Una batteria può quindi essere ancora capace di sostenere il carico per pochi secondi, ma non garantire più i minuti di autonomia richiesti dall’impianto.
È una differenza sostanziale:
superare un self-test significa aver superato quel test; non significa automaticamente avere ancora l’autonomia originaria.
Quando è utile eseguire un test batterie UPS
Non esiste una periodicità identica per qualsiasi impianto. Frequenza e profondità delle verifiche devono dipendere da criticità, tecnologia delle batterie, indicazioni dei costruttori, condizioni ambientali e storico dell’installazione.
Il test può diventare particolarmente utile quando:
l’autonomia è un parametro critico;
le batterie hanno diversi anni di servizio;
l’autonomia stimata appare incoerente;
sono state sostituite batterie o modificate le stringhe;
è cambiato significativamente il carico protetto;
sono emerse differenze tra monoblocchi;
l’impianto non affronta blackout da molto tempo;
occorre valutare se programmare la sostituzione del banco.
La verifica deve comunque inserirsi in una più ampia attività di manutenzione delle batterie UPS, che comprende anche controlli visivi, tensioni, collegamenti, temperatura, serraggi, parametri dell’UPS e analisi dello storico.
Cosa controllare prima di effettuare una prova
Prima della scarica è importante conoscere esattamente la configurazione dell’impianto.
Area
Cosa verificare
Perché è importante
UPS
Modello, potenza e configurazione
Determina le procedure consentite
Batterie
Tecnologia, capacità, età e numero di elementi
Permette di definire i parametri della prova
Carico
Potenza effettivamente assorbita
Influenza direttamente l’autonomia
Stato di carica
Batteria correttamente caricata
Una carica incompleta falserebbe il risultato
Temperatura
Condizioni ambientali e delle batterie
Influenza la capacità disponibile
Soglia finale
Limite previsto dalla procedura
Evita scariche eccessive
Protezione del carico
Bypass, ridondanza o altre alimentazioni
Riduce il rischio durante la prova
Ricarica
Tempi e capacità del caricabatterie
Stabilisce quando il sistema tornerà completamente disponibile
Il test ha valore soltanto quando le condizioni iniziali sono conosciute. Una prova eseguita senza conoscere carico, stato di carica o parametri della batteria può produrre un dato difficile da interpretare.
Test di scarica periodico o monitoraggio continuo?
Anche in questo caso le due strategie possono essere complementari.
Il test di scarica fornisce una fotografia molto significativa delle prestazioni effettive sotto carico.
Il monitoraggio continuo permette invece di seguire nel tempo parametri come tensione, temperatura e resistenza interna, individuando variazioni e anomalie senza attendere la successiva prova.
In un impianto critico, la combinazione può essere particolarmente efficace:
il monitoraggio identifica il cambiamento; il test verifica la capacità effettivamente disponibile.
Per approfondire questo approccio è possibile consultare la nostra pagina dedicata al monitoraggio delle batterie UPS, dove descriviamo il controllo continuo dei singoli monoblocchi e delle grandezze utili alla manutenzione predittiva.
Il vero obiettivo non è verificare se la batteria è “buona”
Classificare una batteria semplicemente come buona o cattiva può essere troppo riduttivo.
La domanda più utile è:
“Questo banco batterie è ancora in grado di garantire l’autonomia richiesta da questo impianto, con questo carico e nelle attuali condizioni operative?”
Una batteria può infatti essere ancora funzionante ma non più adeguata all’applicazione.
Se un’infrastruttura necessita di 20 minuti di continuità e il sistema ne garantisce realmente 7, il problema esiste anche se l’UPS non mostra ancora un allarme di batteria guasta.
Per questo il test di scarica delle batterie UPS è soprattutto uno strumento per trasformare un’autonomia presunta in un dato misurabile e utilizzabile nelle decisioni di manutenzione.
Quando valutare la sostituzione delle batterie
Il risultato di una prova non deve essere interpretato isolatamente.
Prima di decidere una sostituzione occorre valutare insieme:
capacità misurata;
andamento delle singole batterie;
età del banco;
resistenza interna;
temperatura di esercizio;
condizioni delle connessioni;
autonomia richiesta;
criticità dell’impianto.
Su una stringa composta da molti monoblocchi, la presenza di uno o più elementi deboli deve inoltre essere analizzata considerando lo stato dell’intero banco. Sostituire automaticamente una sola batteria non sempre rappresenta la soluzione corretta, soprattutto quando tutti gli elementi hanno la stessa anzianità di servizio.
Test batterie UPS e manutenzione preventiva
Il momento peggiore per scoprire che le batterie hanno perso capacità è durante un vero blackout.
Un programma di manutenzione preventiva delle batterie UPS ha proprio lo scopo di spostare questa scoperta prima dell’emergenza, quando è ancora possibile programmare verifiche, interventi o sostituzioni.
Il test di scarica non deve quindi essere visto come un controllo isolato, ma come uno degli strumenti disponibili per conoscere lo stato reale del sistema di accumulo.
Tensione, resistenza interna e allarmi raccontano una parte della storia. La prova sotto carico permette di verificare quanta energia le batterie riescono realmente a restituire quando serve.
FAQ sul test di scarica delle batterie UPS
È una prova durante la quale il banco batterie viene sottoposto a un carico controllato e vengono misurati parametri come tensione, corrente e durata della scarica. Serve a valutare il comportamento reale delle batterie durante l’erogazione di energia.
No. Una batteria può mostrare una tensione apparentemente corretta mentre è collegata al caricabatterie e avere comunque una capacità ridotta. Il comportamento sotto carico fornisce informazioni differenti rispetto alla sola tensione.
No. Il self-test è generalmente una verifica breve del funzionamento dell’UPS e delle batterie. Un test di capacità o una prova di autonomia prevede invece una scarica più significativa e controllata.
Ogni scarica comporta utilizzo e usura della batteria. Per questo non devono essere effettuate scariche profonde inutili o troppo frequenti. Una prova professionale deve rispettare procedure, soglie e condizioni previste per il sistema.
Può contribuire a individuarla se durante la prova vengono monitorati i singoli monoblocchi. Una batteria debole può mostrare una caduta di tensione più rapida rispetto agli altri elementi della stringa.
Non esiste una frequenza universale. Dipende dal tipo di batteria, dalla criticità dell’impianto, dall’età del banco, dalle condizioni ambientali, dallo storico e dalle indicazioni dei produttori.
No. La resistenza interna è utile soprattutto come parametro diagnostico e per seguirne l’andamento nel tempo. Il test di scarica verifica invece il comportamento della batteria durante l’erogazione di energia e la capacità disponibile nelle condizioni della prova.
Perché l’assenza di allarmi non garantisce necessariamente l’autonomia richiesta. Le batterie possono perdere progressivamente capacità mantenendo un comportamento apparentemente normale durante il funzionamento da rete.
UPS e gruppo elettrogeno svolgono funzioni complementari. L’UPS interviene immediatamente quando manca la rete e mantiene alimentati i carichi durante l’avviamento del generatore. Il gruppo elettrogeno garantisce invece autonomia prolungata. Per ottenere una continuità affidabile devono essere verificati potenza, tensione, frequenza, carico, ricarica delle batterie e compatibilità tra le due apparecchiature.
UPS e gruppo elettrogeno possono funzionare insieme?
UPS e gruppo elettrogeno possono essere utilizzati insieme e, negli impianti critici, questa configurazione è spesso particolarmente efficace. Le due apparecchiature non svolgono infatti lo stesso compito: l’UPS garantisce continuità istantanea, mentre il gruppo elettrogeno permette di sostenere il carico per periodi più lunghi.
Quando manca la rete elettrica, il gruppo di continuità utilizza immediatamente le proprie batterie per evitare che server, macchinari, sistemi di controllo o altre apparecchiature sensibili si spengano. Nel frattempo il gruppo elettrogeno si avvia, raggiunge condizioni elettriche stabili e viene collegato all’impianto.
In un sistema progettato correttamente, la sequenza è quindi:
manca la rete elettrica;
l’UPS passa immediatamente alle batterie;
il gruppo elettrogeno viene avviato;
tensione e frequenza del generatore si stabilizzano;
l’impianto commuta sulla nuova sorgente;
l’UPS riconosce l’alimentazione del generatore;
il carico continua a essere alimentato senza interruzioni;
le batterie possono iniziare nuovamente la ricarica.
L’obiettivo non è quindi scegliere tra UPS e generatore, ma far lavorare correttamente insieme due sistemi con funzioni differenti.
Nel nostro approfondimento sui gruppi di continuità spieghiamo più nel dettaglio il funzionamento dell’UPS e il ruolo delle batterie nella continuità elettrica.
Qual è la differenza tra UPS e gruppo elettrogeno?
Un UPS e un gruppo elettrogeno forniscono entrambi energia in caso di mancanza della rete, ma lo fanno con modalità e tempi completamente differenti.
Caratteristica
UPS
Gruppo elettrogeno
Tempo di intervento
Immediato o nell’ordine dei millisecondi
Richiede avviamento e stabilizzazione
Fonte energetica
Batterie
Motore e alternatore
Autonomia
Generalmente limitata alla capacità del banco batterie
Può essere prolungata finché è disponibile combustibile
Funzione principale
Continuità immediata e protezione del carico
Alimentazione prolungata durante blackout
Qualità dell’alimentazione
L’UPS può filtrare e stabilizzare la tensione
Dipende dalle caratteristiche del generatore
Applicazioni tipiche
Server, data center, industria, telecomunicazioni, sistemi critici
Edifici, aziende, industria e infrastrutture
Uso combinato
Copre il tempo di avviamento del generatore
Alimenta l’UPS dopo la mancanza rete
Un generatore, quindi, non sostituisce necessariamente l’UPS. Se un processo non può tollerare nemmeno alcuni secondi di interruzione, il solo gruppo elettrogeno non è sufficiente perché ha bisogno di tempo per avviarsi.
Allo stesso modo, dimensionare un enorme banco batterie per sostenere un blackout di molte ore può non essere la soluzione più razionale quando è disponibile un gruppo elettrogeno correttamente progettato.
Come funziona il passaggio dalla rete al gruppo elettrogeno
Quando la rete elettrica viene meno, l’UPS deve mantenere il carico alimentato durante tutta la fase di transizione.
In un impianto tipico, il trasferimento avviene secondo questa sequenza:
Rete elettrica → UPS → carico
In presenza di blackout:
Batterie UPS → inverter → carico
Quando il generatore è pronto:
Gruppo elettrogeno → UPS → carico
Il passaggio sembra semplice, ma in realtà l’UPS deve verificare che la sorgente proveniente dal generatore presenti caratteristiche compatibili con i propri parametri di ingresso.
Tensione e frequenza devono rientrare nelle finestre accettate dall’apparecchiatura. Se il generatore è instabile, sottodimensionato o presenta una forma d’onda non adeguata, l’UPS può continuare a utilizzare le batterie anche se il motore del gruppo elettrogeno è già in funzione.
Schneider Electric segnala proprio che un UPS può rimanere a batteria o continuare a commutare tra rete e batteria quando il generatore è sottodimensionato o quando la forma d’onda prodotta risulta eccessivamente distorta.
A cosa serve l’UPS se è già presente un gruppo elettrogeno?
La presenza di un gruppo elettrogeno non elimina automaticamente la necessità di un UPS.
Il generatore ha infatti bisogno di un intervallo di tempo per:
rilevare la mancanza rete;
ricevere il comando di avviamento;
mettere in moto il motore;
raggiungere il regime corretto;
stabilizzare tensione e frequenza;
effettuare la commutazione sull’impianto.
Durante questo intervallo il carico resterebbe senza alimentazione se non fosse presente una sorgente immediata di continuità.
L’UPS svolge proprio questa funzione.
In applicazioni come data center, automazione industriale, telecomunicazioni, server room, apparecchiature medicali e sistemi di sicurezza, anche pochi secondi possono essere sufficienti per provocare arresti, perdita di dati o interruzioni dei processi.
Per questo UPS e generatore devono essere considerati come due livelli differenti della stessa strategia di continuità.
Quanto deve essere potente il gruppo elettrogeno rispetto all’UPS?
Non esiste un unico rapporto di dimensionamento valido per tutti gli impianti.
La potenza necessaria dipende da diversi parametri:
potenza nominale dell’UPS;
carico realmente collegato;
eventuali carichi non alimentati dall’UPS;
fattore di potenza;
corrente assorbita dal raddrizzatore;
distorsione armonica;
corrente necessaria alla ricarica delle batterie;
comportamento del generatore durante variazioni improvvise del carico.
Per alcuni sistemi Schneider Electric indica, ad esempio, un generatore dimensionato tra 1,5 e 2 volte il carico complessivo; per altre famiglie e configurazioni raccomanda margini differenti. Questo dimostra perché non sia corretto utilizzare un coefficiente universale senza conoscere le apparecchiature coinvolte.
La regola operativa più sicura è quindi questa:
il gruppo elettrogeno non deve essere dimensionato soltanto sulla potenza nominale dell’UPS, ma sull’intero comportamento elettrico del sistema durante funzionamento, ricarica e variazioni di carico.
Il dimensionamento deve inoltre considerare eventuali altri utilizzatori alimentati dallo stesso generatore, come climatizzazione, illuminazione, pompe o altri macchinari.
Perché l’UPS può non accettare l’alimentazione del generatore?
Uno dei problemi più comuni negli impianti UPS-generatore si verifica quando il gruppo elettrogeno è acceso ma l’UPS continua a funzionare a batteria.
Questo comportamento non indica necessariamente un guasto dell’UPS.
Il gruppo di continuità verifica continuamente la qualità della sorgente in ingresso. Se i parametri non rientrano nei limiti previsti, l’apparecchiatura può rifiutare l’alimentazione per proteggere il carico.
Le cause possono includere:
frequenza instabile;
tensione troppo alta o troppo bassa;
variazioni rapide della frequenza;
distorsione della forma d’onda;
generatore sottodimensionato;
variazioni improvvise dei carichi collegati;
soglie dell’UPS particolarmente restrittive.
Schneider Electric chiarisce che un UPS che non accetta l’alimentazione del generatore non deve automaticamente essere considerato difettoso: può semplicemente stare rifiutando una sorgente che non rispetta i parametri necessari per il corretto funzionamento.
Perché l’UPS passa continuamente da generatore a batteria?
Un comportamento ancora più insidioso è la commutazione ripetuta:
generatore → batteria → generatore → batteria.
Questa situazione può ridurre rapidamente l’autonomia disponibile e aumentare il numero di cicli di scarica delle batterie.
Le cause possono essere legate a oscillazioni di tensione o frequenza, forma d’onda distorta oppure variazioni improvvise del carico.
Se il generatore è vicino al proprio limite di potenza, ogni aumento dell’assorbimento può provocare una momentanea variazione dei parametri elettrici. L’UPS interpreta quindi la sorgente come non idonea e ritorna alle batterie.
La diagnosi deve tenere conto contemporaneamente di UPS, generatore e carichi. Analizzare soltanto le batterie può portare a conclusioni errate.
UPS online e gruppo elettrogeno
Negli impianti professionali vengono frequentemente utilizzati UPS online a doppia conversione, soprattutto quando il carico richiede un’elevata qualità dell’alimentazione.
In un UPS online il raddrizzatore converte la corrente alternata in continua, mentre l’inverter ricrea continuamente la tensione destinata al carico. Durante il funzionamento a batteria, l’inverter continua ad alimentare le utenze utilizzando l’energia accumulata.
Quando il generatore diventa disponibile, il raddrizzatore può tornare ad alimentare il sistema.
Questo tipo di architettura presenta diversi vantaggi negli impianti critici, ma un UPS online non è automaticamente compatibile con qualsiasi generatore.
Devono essere comunque verificati:
intervallo della tensione di ingresso;
tolleranza della frequenza;
distorsione armonica;
fattore di potenza;
caratteristiche del raddrizzatore;
potenza disponibile dal gruppo elettrogeno.
Alcuni UPS professionali dispongono inoltre di funzioni specifiche pensate per ridurre l’impatto sul generatore durante il ritorno dall’alimentazione a batteria.
Soft-start e walk-in: perché aiutano il gruppo elettrogeno
Quando l’UPS torna ad alimentarsi dal generatore, una richiesta improvvisa di corrente può mettere in difficoltà la nuova sorgente.
Per questo alcuni sistemi utilizzano funzioni di soft-start o walk-in, che permettono al raddrizzatore di aumentare progressivamente la corrente assorbita.
In pratica, invece di richiedere immediatamente tutta la potenza necessaria, l’UPS aumenta il proprio assorbimento gradualmente.
Questo comportamento può:
ridurre le variazioni improvvise sul generatore;
limitare cadute di tensione;
ridurre oscillazioni della frequenza;
favorire una transizione più stabile;
evitare che più UPS richiedano contemporaneamente la massima potenza.
La ricarica delle batterie aumenta il carico sul generatore
Quando il generatore prende il posto della rete, non deve necessariamente alimentare soltanto le apparecchiature protette.
Dopo una scarica, infatti, l’UPS può iniziare anche la ricarica del banco batterie.
Questo significa che la potenza richiesta alla sorgente può comprendere:
carico utilizzatore + perdite dell’UPS + potenza di ricarica delle batterie.
L’effetto diventa particolarmente importante quando sono presenti:
grandi banchi batterie esterni;
batterie profondamente scariche;
autonomie elevate;
più stringhe in parallelo;
caricabatterie ad alta capacità.
Per questo, quando si aumenta l’autonomia installando un banco esterno, è necessario verificare anche la capacità del sistema di ricaricarlo correttamente.
Nel nostro articolo sulle batterie UPS in parallelo approfondiamo proprio il rapporto tra capacità installata, correnti e gestione delle stringhe.
Quanto deve durare l’autonomia dell’UPS se è presente un generatore?
Se è disponibile un gruppo elettrogeno, l’autonomia dell’UPS deve essere progettata considerando il tempo necessario al generatore per diventare realmente disponibile, non soltanto il tempo nominale di avviamento.
Bisogna considerare:
rilevamento del blackout;
comando di avviamento;
avvio del motore;
raggiungimento del regime;
stabilizzazione di tensione e frequenza;
commutazione;
riconoscimento della sorgente da parte dell’UPS;
margine di sicurezza.
Se, ad esempio, il generatore si avvia rapidamente ma impiega più tempo a stabilizzarsi, l’UPS deve continuare a sostenere il carico fino a quando la sorgente non diventa accettabile.
Per questo l’autonomia non dovrebbe essere scelta utilizzando una durata standard.
Nel nostro approfondimento sull’autonomia UPS spieghiamo perché il runtime reale dipenda da carico, stato delle batterie, temperatura, rendimento e configurazione del banco.
Il generatore può essere sottodimensionato anche se i kVA sembrano sufficienti
Confrontare soltanto i kVA nominali di UPS e generatore può essere fuorviante.
Un gruppo elettrogeno apparentemente sufficiente può trovarsi in difficoltà quando deve sostenere contemporaneamente:
UPS;
ricarica batterie;
climatizzazione;
pompe;
illuminazione;
motori;
altri carichi con elevata corrente di spunto.
La criticità maggiore si verifica spesso durante le variazioni improvvise del carico.
Un generatore sottodimensionato può provocare:
cadute di tensione;
oscillazioni di frequenza;
distorsioni;
ritorno dell’UPS a batteria;
allarmi;
sovraccarichi;
mancata ricarica corretta delle batterie.
È quindi importante verificare il carico totale realmente collegato al generatore, non soltanto quello protetto dall’UPS.
UPS, generatore e bypass
Il bypass è un altro elemento fondamentale nella progettazione del sistema.
Durante il normale funzionamento di un UPS online, il carico viene alimentato attraverso l’inverter. In determinate condizioni, però, l’UPS può trasferire il carico sulla linea di bypass.
Questo può avvenire, ad esempio, durante:
sovraccarico;
manutenzione;
anomalie dell’inverter;
determinate condizioni operative.
Quando il carico è sul bypass, il comportamento dell’impianto nei confronti del generatore cambia perché le utenze possono essere esposte più direttamente alle caratteristiche della sorgente a monte.
La compatibilità tra generatore, bypass e carico deve quindi essere valutata già durante il progetto, soprattutto negli impianti industriali e nei data center.
Cosa succede negli impianti con più UPS?
La gestione diventa ancora più importante quando un solo gruppo elettrogeno alimenta più sistemi UPS.
Se tutti i raddrizzatori tornassero contemporaneamente al normale funzionamento dopo un blackout, il generatore potrebbe ricevere una richiesta di potenza molto rapida.
Per questo, negli impianti complessi, può essere utile prevedere:
riavvio sequenziale degli UPS;
ritardi differenziati;
limitazione della corrente di ricarica;
soft-start;
priorità tra i carichi;
supervisione centralizzata.
L’obiettivo è evitare che la sorgente riceva improvvisamente la somma delle richieste di tutti i sistemi.
Le batterie restano fondamentali anche con il gruppo elettrogeno
La presenza del generatore non rende secondario lo stato delle batterie.
Al contrario, sono proprio le batterie a garantire la continuità durante il momento più critico: quello compreso tra la perdita della rete e la disponibilità effettiva del gruppo elettrogeno.
Un banco deteriorato può presentare:
autonomia inferiore alle attese;
cadute rapide di tensione;
differenze tra monoblocchi;
elevata resistenza interna;
spegnimento dell’UPS prima dell’avvio del generatore.
Il sistema può quindi disporre di un generatore perfettamente funzionante ma perdere comunque il carico perché le batterie non riescono a coprire la fase di transizione.
Per questa ragione, nei sistemi UPS-generatore è importante verificare periodicamente l’autonomia reale e lo stato del banco batterie.
Il nostro servizio di monitoraggio delle batterie consente di controllare parametri come tensione, temperatura e resistenza interna dei singoli monoblocchi, individuando possibili anomalie prima che compromettano la continuità del sistema.
La batteria di avviamento del gruppo elettrogeno è altrettanto importante
Esiste inoltre una seconda batteria che spesso viene trascurata: quella utilizzata per avviare il gruppo elettrogeno.
Il generatore può essere perfettamente dimensionato e avere combustibile disponibile, ma se la batteria di avviamento non riesce ad alimentare correttamente il motorino, il sistema non entrerà in funzione durante il blackout.
Questo rende necessario controllare anche:
tensione della batteria;
capacità di avviamento;
sistema di mantenimento della carica;
morsetti e collegamenti;
temperatura;
stato di invecchiamento.
Nel nostro approfondimento sui gruppi elettrogeni analizziamo proprio il ruolo delle batterie di avviamento e della loro manutenzione.
Checklist per verificare un sistema UPS + gruppo elettrogeno
Prima di considerare affidabile l’integrazione tra UPS e generatore è opportuno verificare almeno questi elementi:
Potenza dell’UPS: deve essere coerente con il carico realmente protetto.
Potenza del generatore: deve considerare l’intero impianto alimentato.
Tensione: deve restare nella finestra accettata dall’UPS.
Frequenza: deve essere sufficientemente stabile.
Qualità della forma d’onda: distorsioni elevate possono provocare commutazioni.
Ricarica batterie: deve essere inclusa nel bilancio energetico.
Autonomia reale: deve coprire avvio e stabilizzazione del generatore.
Bypass: deve essere verificato anche nelle condizioni di emergenza.
Batteria di avviamento: deve essere efficiente e correttamente mantenuta.
Prova reale: il comportamento dell’impianto deve essere verificato simulando, quando previsto e in condizioni controllate, la perdita della rete.
Una verifica completa deve quindi considerare il sistema nel suo insieme. UPS, batterie, generatore, commutazione e carichi devono essere analizzati come parti della stessa catena di continuità.
Quando conviene verificare la compatibilità tra UPS e generatore?
La verifica è particolarmente importante quando:
viene installato un nuovo UPS;
viene sostituito il gruppo elettrogeno;
aumenta il carico aziendale;
vengono aggiunti nuovi banchi batterie;
l’UPS continua a passare a batteria con generatore acceso;
si verificano allarmi durante i blackout;
viene ampliato un data center o un impianto industriale;
cambiano le modalità di ricarica delle batterie.
La compatibilità non dovrebbe essere verificata soltanto dopo un problema.
Negli impianti critici è preferibile controllare preventivamente il comportamento del sistema e ripetere le verifiche dopo modifiche significative.
UPS e gruppo elettrogeno: il sistema deve essere progettato nel suo insieme
Un UPS e un gruppo elettrogeno correttamente integrati permettono di combinare continuità immediata e autonomia prolungata. L’UPS protegge il carico nei primi istanti del blackout, mentre il generatore sostiene l’impianto quando l’interruzione si prolunga.
La presenza di entrambe le apparecchiature, però, non garantisce automaticamente la continuità.
Per ottenere un sistema affidabile devono essere coerenti:
potenza del generatore, caratteristiche dell’UPS, stabilità della sorgente, carico reale, autonomia delle batterie, corrente di ricarica e modalità di commutazione.
Le batterie restano un elemento centrale perché devono sostenere il carico fino a quando il generatore non è realmente disponibile. Un controllo periodico del banco e della batteria di avviamento del gruppo elettrogeno consente quindi di ridurre il rischio che il sistema di emergenza fallisca proprio quando deve intervenire.
FAQ su UPS e gruppo elettrogeno
UPS e gruppo elettrogeno possono essere utilizzati insieme?
Sì. L’UPS garantisce continuità immediata attraverso le batterie, mentre il gruppo elettrogeno viene utilizzato per sostenere il carico durante blackout più lunghi. Per funzionare correttamente insieme devono però essere compatibili per potenza, tensione, frequenza e comportamento dinamico.
A cosa serve l’UPS se ho già un gruppo elettrogeno?
Il gruppo elettrogeno necessita di alcuni secondi per avviarsi e stabilizzarsi. L’UPS mantiene alimentati i carichi durante questo intervallo ed evita interruzioni a server, macchinari, reti e sistemi critici.
Quanto deve essere potente il generatore rispetto all’UPS?
Non esiste un rapporto valido per ogni impianto. Il dimensionamento dipende dalla potenza dell’UPS, dal carico totale collegato al generatore, dal fattore di potenza, dalla ricarica delle batterie e dalle caratteristiche delle apparecchiature. I valori devono essere verificati sulle indicazioni dei costruttori e sul progetto reale.
Perché l’UPS resta a batteria quando il generatore è acceso?
Può accadere quando tensione o frequenza del generatore non rientrano nei limiti accettati dall’UPS oppure quando la forma d’onda è instabile o distorta. Anche un generatore sottodimensionato può provocare questo comportamento.
Perché l’UPS passa continuamente dal generatore alla batteria?
Le commutazioni possono dipendere da oscillazioni della tensione, frequenza instabile, variazioni improvvise del carico o potenza insufficiente del generatore. È necessario analizzare contemporaneamente generatore, UPS e carichi.
Quanto deve durare la batteria dell’UPS se è presente un generatore?
L’autonomia deve coprire almeno il tempo necessario per rilevare il blackout, avviare il generatore, stabilizzarlo e completare la commutazione, aggiungendo un adeguato margine di sicurezza. Il valore corretto dipende quindi dall’impianto.
Il gruppo elettrogeno ricarica anche le batterie dell’UPS?
Quando l’UPS torna a ricevere una sorgente idonea, il caricabatterie può iniziare a ripristinare l’energia utilizzata durante il blackout. Questa potenza aggiuntiva deve essere considerata nel dimensionamento complessivo del generatore.
Qualsiasi UPS può funzionare con qualsiasi gruppo elettrogeno?
No. Devono essere verificate potenza, tensione, frequenza, forma d’onda, fattore di potenza, caratteristiche del raddrizzatore e modalità di ricarica. La presenza di un UPS online può facilitare alcune applicazioni, ma non rende automaticamente compatibili tutte le configurazioni.
Una batteria tampone è una batteria utilizzata come riserva di energia, mantenuta carica e pronta a intervenire quando viene meno l’alimentazione principale. La sua funzione non è quindi alimentare continuamente il dispositivo, ma garantire energia quando la sorgente primaria non è più disponibile.
Questo principio viene utilizzato in numerosi sistemi: gruppi di continuità, impianti di sicurezza, telecomunicazioni, illuminazione di emergenza, sistemi antincendio e apparecchiature elettroniche che non devono interrompere improvvisamente il proprio funzionamento.
Nel settore dei gruppi di continuità il concetto è particolarmente importante. Le batterie UPS costituiscono infatti la riserva energetica che permette al sistema di continuare ad alimentare il carico durante un blackout, una microinterruzione o altre anomalie della rete.
La definizione “batteria tampone”, però, descrive soprattutto il modo in cui la batteria viene utilizzata e non identifica automaticamente una particolare batteria o una specifica tecnologia.
Come funziona una batteria tampone?
Durante il normale funzionamento, il dispositivo riceve energia dalla rete elettrica mentre la batteria viene mantenuta nelle condizioni di carica previste dal sistema. Quando l’alimentazione principale viene meno, la batteria diventa la sorgente energetica temporanea.
Il funzionamento può essere sintetizzato in cinque passaggi:
la rete elettrica alimenta normalmente il sistema;
la batteria viene mantenuta carica;
si verifica un’interruzione dell’alimentazione;
la batteria fornisce energia al carico;
al ritorno della rete il sistema ripristina la carica prevista.
Nel caso degli UPS, il passaggio all’alimentazione da batteria deve garantire la continuità necessaria agli apparati collegati. A seconda dell’impianto, questo tempo può servire semplicemente per superare una breve interruzione oppure per consentire lo spegnimento controllato di server, NAS e altre apparecchiature.
Yuasa descrive le applicazioni float standby come quelle nelle quali la batteria viene mantenuta completamente carica tramite una tensione di mantenimento, così da essere immediatamente disponibile in caso di mancanza della rete. Tra le applicazioni tipiche viene indicato espressamente il gruppo di continuità UPS.
La carica in tampone, chiamata anche mantenimento o float charge, serve a mantenere la batteria pronta all’utilizzo compensandone l’autoscarica senza sottoporla continuamente a normali cicli completi di scarica e ricarica.
La corretta tensione di mantenimento è fondamentale perché una tensione troppo alta può accelerare il degrado della batteria, mentre una tensione non adeguata può impedirne il corretto mantenimento dello stato di carica.
Non esiste però una tensione universale valida per qualsiasi batteria. Il valore corretto dipende dalla tecnologia, dal modello e dalla temperatura e deve essere verificato nelle specifiche tecniche del produttore.
Yuasa sottolinea infatti che le batterie VRLA devono essere caricate alla tensione corretta in relazione all’utilizzo previsto, distinguendo proprio tra applicazioni standby e cicliche.
Batteria tampone e batteria UPS sono la stessa cosa?
Una batteria per UPS può essere utilizzata secondo il principio del funzionamento in tampone, ma non qualsiasi batteria tampone è automaticamente adatta a un UPS.
Questa è la distinzione più importante dell’intero argomento.
Un gruppo di continuità può richiedere alla batteria l’erogazione di correnti elevate in periodi relativamente brevi. Per questo motivo non basta verificare che la tensione nominale sia corretta.
Devono essere considerate anche:
capacità della batteria;
caratteristiche di scarica;
tecnologia costruttiva;
tensione complessiva del banco;
numero di batterie;
sistema di ricarica dell’UPS;
autonomia richiesta.
Esistono infatti batterie VRLA progettate espressamente per applicazioni standby con elevate richieste di potenza. Yuasa, ad esempio, indica alcune serie VRLA come adatte a gruppi di continuità e applicazioni high rate, cioè caratterizzate da richieste di energia elevate in tempi relativamente brevi.
Batteria progettata o selezionata per un gruppo di continuità
Funzione
Intervenire quando manca l’alimentazione principale
Alimentare il carico protetto attraverso l’UPS
Applicazioni
Sicurezza, telecomunicazioni, emergenza, UPS e altri sistemi
Gruppi di continuità
Utilizzo abituale
Standby / mantenimento
Standby con prestazioni adeguate all’UPS
Scarica
Dipende dall’applicazione
Può richiedere correnti elevate
Configurazione
Variabile
Determinata dall’UPS
Compatibilità
Dipende dal dispositivo
Deve rispettare le specifiche del gruppo di continuità
La differenza fondamentale riguarda quindi la destinazione d’uso e le prestazioni richieste. La dicitura “batteria tampone” da sola non è sufficiente per stabilire se l’accumulatore possa essere utilizzato in uno specifico UPS.
Quali batterie vengono utilizzate come batterie tampone negli UPS?
Negli UPS sono ancora molto diffuse le batterie VRLA al piombo, cioè batterie al piombo regolate tramite valvola. All’interno di questa famiglia sono particolarmente comuni le batterie AGM, nelle quali l’elettrolita viene assorbito all’interno di separatori in fibra di vetro.
Non tutte le batterie VRLA hanno però le stesse caratteristiche.
Esistono gamme progettate per:
uso standby;
utilizzo ciclico;
elevate correnti di scarica;
lunga vita di progetto;
differenti temperature e condizioni ambientali.
Yuasa commercializza, ad esempio, batterie VRLA specificamente indicate per applicazioni UPS, sistemi antincendio, sicurezza e illuminazione di emergenza.
Questo dimostra perché scegliere una batteria solo perché riporta 12 V sull’etichetta è sbagliato. La tensione nominale rappresenta soltanto uno dei parametri necessari.
Cosa significa batteria tampone 12V?
Una batteria tampone 12V è semplicemente una batteria con tensione nominale di 12 volt destinata a essere utilizzata come sorgente di riserva o in standby.
Il fatto che due batterie siano entrambe da 12 V non significa però che siano intercambiabili.
Possono infatti differire per:
capacità espressa in Ah;
corrente erogabile;
comportamento durante scariche rapide;
dimensioni;
terminali;
tecnologia;
vita di progetto;
tensione di mantenimento;
resistenza interna.
Nel mondo UPS questo aspetto è ancora più importante perché normalmente più batterie da 12 V vengono collegate tra loro per raggiungere la tensione continua richiesta dall’UPS.
Perché le batterie UPS vengono collegate in serie?
Il collegamento in serie permette di aumentare la tensione complessiva della stringa.
Per esempio, quattro batterie nominali da 12 V collegate in serie formano una stringa nominale da 48 V. Collegando un numero maggiore di accumulatori è possibile ottenere le tensioni richieste da UPS di potenza superiore.
Nel collegamento in serie:
le tensioni si sommano, mentre la capacità in Ah della stringa rimane quella del singolo monoblocco.
Questa configurazione spiega anche perché la sostituzione di una singola batteria all’interno di una stringa deve essere valutata con attenzione. Batterie di età, tecnologia o stato di salute molto differenti possono creare squilibri nel banco.
Batteria in tampone e batteria ciclica: qual è la differenza?
Una batteria utilizzata in tampone rimane per la maggior parte del tempo carica e interviene quando manca l’alimentazione principale.
Una batteria utilizzata ciclicamente, invece, viene scaricata e successivamente ricaricata con maggiore regolarità.
La distinzione è importante:
Utilizzo
Batteria in tampone
Batteria ciclica
Stato abituale
Carica
Alterna carica e scarica
Scariche
Occasionali
Frequenti
Applicazione tipica
UPS e sistemi di emergenza
Accumulo e applicazioni cicliche
Obiettivo
Essere disponibile in emergenza
Fornire energia regolarmente
Gestione della carica
Mantenimento
Cicli di ricarica
Anche Yuasa distingue chiaramente le applicazioni industriali standby da quelle cicliche, sottolineando che identificare correttamente il tipo di utilizzo è fondamentale per scegliere la batteria appropriata.
Quanto dura una batteria tampone?
Non esiste una durata universale per una batteria tampone.
La vita reale dipende da diversi fattori:
tecnologia;
qualità della batteria;
temperatura;
tensione di mantenimento;
numero e profondità delle scariche;
condizioni dell’UPS;
ventilazione;
manutenzione.
Anche all’interno delle batterie VRLA esistono prodotti con classificazioni di durata molto differenti. Nel catalogo industriale Yuasa troviamo, per esempio, batterie classificate per applicazioni standby con vite EUROBAT da pochi anni fino a oltre 12 anni, a seconda della serie.
È importante però non confondere vita di progetto e durata reale.
Una batteria installata in condizioni sfavorevoli può degradarsi molto prima della vita indicata dal costruttore.
La temperatura influisce sulle batterie tampone?
Sì. La temperatura è uno dei fattori che incidono maggiormente sulla durata delle batterie VRLA utilizzate negli UPS.
Il calore accelera i processi di invecchiamento chimico e può ridurre progressivamente capacità e autonomia disponibile. Per questo motivo non basta scegliere correttamente la batteria: deve essere adeguato anche l’ambiente in cui viene installata.
Nel nostro approfondimento sulla temperatura delle batterie UPS spieghiamo perché per molte batterie VRLA utilizzate nei gruppi di continuità un ambiente intorno ai 20–25 °C rappresenta generalmente una condizione favorevole alla durata.
Il problema diventa particolarmente rilevante nei locali tecnici, nei rack chiusi e negli ambienti industriali. Per impianti di maggiori dimensioni è quindi utile valutare anche le caratteristiche del locale batterie UPS, considerando temperatura, ventilazione, accessibilità e sicurezza.
Come capire se una batteria tampone è da sostituire?
Una batteria può sembrare carica e non essere più in grado di sostenere correttamente il carico.
Questo è particolarmente importante negli UPS: il problema può rimanere nascosto finché non avviene un blackout. Solo in quel momento la batteria viene realmente chiamata a fornire energia e l’autonomia può risultare molto inferiore a quella attesa.
Tra i segnali da controllare troviamo:
autonomia ridotta;
allarmi dell’UPS;
differenze di tensione tra batterie;
aumento della resistenza interna;
difficoltà di ricarica;
temperature anomale;
deformazioni o rigonfiamenti.
Un rigonfiamento non deve essere considerato un semplice difetto estetico. Nel nostro approfondimento sulle batterie UPS gonfie spieghiamo perché può indicare una condizione anomala interna e perché è opportuno controllare l’intero banco batterie.
Una batteria tampone può essere carica ma non funzionare bene?
Sì. Una batteria può mostrare una tensione apparentemente corretta e avere comunque una capacità insufficiente sotto carico.
Per questo la sola misurazione della tensione non permette sempre di stabilire lo stato reale di una batteria UPS.
Una batteria degradata può mantenere una tensione apparentemente normale quando non viene richiesta potenza, ma cedere rapidamente nel momento in cui deve alimentare il carico.
Per sistemi professionali è quindi utile valutare anche:
autonomia effettiva;
resistenza interna;
uniformità della stringa;
comportamento sotto carico;
temperatura;
storico degli allarmi.
Il principio è particolarmente importante quando un UPS non regge più correttamente il carico: la causa non dipende necessariamente dalla potenza nominale del gruppo di continuità, ma può essere collegata anche allo stato delle batterie.
Posso sostituire una batteria tampone con una di capacità maggiore?
Non automaticamente.
Una batteria con un numero maggiore di Ah può teoricamente immagazzinare più energia, ma questo non significa che possa essere collegata senza verifiche allo stesso UPS.
Una capacità superiore può modificare:
autonomia;
corrente di ricarica richiesta;
tempo necessario per la ricarica;
comportamento dell’intero banco;
dimensionamento dei collegamenti.
Prima di aumentare la capacità è quindi necessario verificare se UPS e caricabatterie supportano la configurazione prevista.
Lo stesso principio vale per l’aggiunta di batterie esterne: un UPS progettato solo per le proprie batterie interne non può necessariamente essere trasformato in un sistema con un grande banco batterie semplicemente collegando accumulatori aggiuntivi.
Per scegliere correttamente una batteria destinata a un UPS bisogna partire dalle caratteristiche del gruppo di continuità e dell’impianto da proteggere, non soltanto dai dati riportati sulla vecchia batteria.
Prima della sostituzione conviene verificare:
modello dell’UPS;
potenza nominale;
tensione DC prevista;
numero di batterie;
capacità richiesta;
tecnologia installata;
carico realmente collegato;
autonomia necessaria;
capacità del caricabatterie;
temperatura e condizioni ambientali.
In un impianto professionale UPS, batterie, caricabatterie, cablaggi, protezioni e carico devono essere considerati come un unico sistema.
Una batteria corretta per tensione ma inadatta per capacità di scarica, tecnologia o modalità di ricarica può ridurre l’affidabilità dell’intero gruppo di continuità.
Batteria tampone: cosa ricordare
La batteria tampone è una batteria mantenuta pronta a fornire energia quando manca l’alimentazione principale. È quindi un concetto strettamente collegato ai gruppi di continuità, nei quali le batterie devono intervenire rapidamente durante blackout e anomalie della rete.
Non tutte le batterie utilizzabili in tampone sono però adatte a un UPS.
Per un gruppo di continuità devono essere valutati tensione, capacità, tecnologia, caratteristiche di scarica, configurazione del banco, sistema di ricarica, temperatura e autonomia necessaria.
La scelta corretta non consiste quindi nel trovare semplicemente una batteria con gli stessi Volt e Ah, ma nel verificare che l’accumulatore sia realmente compatibile con l’UPS e con le condizioni operative dell’impianto.
FAQ sulla batteria tampone
Una batteria tampone è una batteria mantenuta carica e pronta a fornire energia quando viene meno l’alimentazione principale. Viene utilizzata negli UPS, nei sistemi di sicurezza, nell’illuminazione di emergenza, nelle telecomunicazioni e in numerose altre applicazioni che richiedono energia di riserva.
Una batteria UPS viene normalmente utilizzata come riserva energetica ed è spesso mantenuta in condizioni di standby. Può quindi lavorare secondo il principio della batteria tampone. Tuttavia, non tutte le batterie definite tampone hanno caratteristiche adatte a un gruppo di continuità.
Significa che la batteria ha una tensione nominale di 12 volt ed è destinata a un’applicazione di backup o standby. Per stabilire se può essere utilizzata in un UPS bisogna controllare anche capacità, tecnologia, caratteristiche di scarica, dimensioni e parametri di ricarica.
La durata dipende dalla tecnologia, dalla temperatura, dalla tensione di mantenimento, dal numero di scariche e dalle condizioni operative. Due batterie entrambe utilizzate in tampone possono avere vite di progetto molto differenti. Anche una batteria progettata per durare molti anni può degradarsi prima se lavora costantemente al caldo.
Non esiste una tensione di mantenimento universale per tutte le batterie da 12 V. Il valore corretto dipende dal modello, dalla tecnologia e dalla temperatura. Bisogna quindi utilizzare i valori indicati dal produttore della specifica batteria.
Soltanto dopo aver verificato la compatibilità dell’UPS. Una capacità maggiore può aumentare l’autonomia, ma aumenta anche l’energia da ripristinare durante la ricarica. UPS, caricabatterie, cablaggi e protezioni devono essere adeguati alla nuova configurazione.
Autonomia ridotta, allarmi, differenze di tensione, aumento della resistenza interna, temperature anomale, difficoltà di ricarica e rigonfiamenti possono indicare una batteria degradata. La tensione a vuoto da sola non sempre permette di valutare la capacità realmente disponibile.
Una batteria utilizzata in tampone rimane normalmente carica e interviene soprattutto quando manca l’alimentazione principale. Una batteria ciclica viene invece scaricata e ricaricata regolarmente. Le due modalità di utilizzo richiedono caratteristiche e strategie di ricarica differenti.
La batteria di un UPS può essere installata all’interno del gruppo di continuità, in uno o più moduli esterni oppure in un armadio batteria separato. La configurazione dipende dalla progettazione dell’UPS, dalla tensione del banco e dall’autonomia richiesta. Aggiungere batterie può aumentare il tempo di funzionamento durante un blackout, ma non aumenta automaticamente la potenza che l’UPS può sostenere.
Quando si cerca “UPS batteria” si possono incontrare sistemi molto diversi tra loro. Un piccolo gruppo di continuità può contenere uno o più accumulatori direttamente nel proprio cabinet, mentre un UPS professionale può essere collegato a moduli batteria esterni, armadi dedicati o banchi composti da numerosi monoblocchi.
La differenza non riguarda soltanto le dimensioni. La posizione e la configurazione delle batterie influenzano autonomia, manutenzione, possibilità di espansione, spazio necessario e gestione dell’impianto.
In questo articolo ci concentriamo proprio su questo aspetto: come può essere configurata la batteria rispetto all’UPS e cosa cambia tra una soluzione interna, un modulo esterno e un vero banco batterie.
Per una spiegazione generale del funzionamento del gruppo di continuità, delle sue componenti e delle diverse tipologie è invece disponibile la nostra guida dedicata a cos’è un UPS e come funziona.
Dove si trova la batteria di un UPS?
La batteria dell’UPS può essere interna o esterna. Nei sistemi più compatti gli accumulatori vengono normalmente inseriti nel cabinet del gruppo di continuità. Nei sistemi progettati per autonomie maggiori possono invece essere utilizzati moduli esterni collegati all’UPS oppure armadi batterie separati.
Le configurazioni più comuni sono:
UPS con batterie esclusivamente interne;
UPS con batterie interne più uno o più moduli esterni;
UPS con batterie installate in un cabinet separato;
UPS collegato a un banco batterie composto da una o più stringhe.
La soluzione corretta non può essere scelta considerando soltanto il numero di batterie. L’UPS è progettato per lavorare con una determinata tensione continua e con precise caratteristiche del sistema batteria.
Questo significa anche che non è corretto collegare semplicemente batterie aggiuntive a un gruppo di continuità nella speranza di ottenere maggiore autonomia.
UPS con batteria interna: la configurazione più compatta
Un UPS con batteria interna integra gli accumulatori direttamente nel proprio involucro. È una configurazione frequente nei gruppi di continuità di piccola e media potenza e nei sistemi nei quali è sufficiente un’autonomia relativamente contenuta.
I vantaggi principali sono la compattezza, il minor numero di collegamenti esterni e una gestione più semplice dell’installazione.
In pratica, UPS ed accumulatori formano un unico sistema.
Questa soluzione può essere adatta quando servono alcuni minuti di autonomia per:
superare microinterruzioni e blackout brevi;
consentire lo spegnimento controllato delle apparecchiature;
mantenere operativo un carico nell’attesa dell’avvio di un generatore;
evitare interruzioni durante disturbi temporanei della rete.
La batteria interna non deve però essere considerata un elemento secondario. Con il passare degli anni può perdere capacità e far diminuire progressivamente l’autonomia disponibile.
Quando il problema non è la configurazione ma il deterioramento degli accumulatori, è utile approfondire quando conviene effettuare la sostituzione delle batterie UPS e quando invece può essere più razionale valutare l’intero gruppo di continuità.
Batteria esterna UPS: perché viene aggiunta
Una batteria esterna per UPS viene utilizzata principalmente quando è necessario aumentare l’energia disponibile durante il funzionamento in batteria.
Alcuni UPS sono progettati fin dall’origine per poter essere collegati a uno o più External Battery Pack, spesso indicati anche con sigle come EBM o XLBP a seconda del produttore.
La documentazione tecnica Schneider Electric, ad esempio, descrive modelli in grado di riconoscere pacchi batterie esterni dedicati, utilizzati proprio per estendere il runtime del sistema.
Il concetto importante è questo:
il pacco batteria esterno deve essere previsto e supportato dall’UPS.
Non basta che la tensione riportata sull’etichetta sembri compatibile. Bisogna verificare le indicazioni del produttore, il sistema di ricarica, il cablaggio, le protezioni e gli eventuali limiti sul numero di moduli collegabili.
Aggiungere batterie aumenta l’autonomia, non la potenza dell’UPS
Uno degli errori più comuni consiste nel pensare che aggiungendo batterie un UPS possa sostenere anche un carico maggiore.
Non è così.
Le batterie aggiuntive possono aumentare l’autonomia, ma non aumentano automaticamente la potenza nominale dell’UPS.
Eaton chiarisce questo principio nella propria guida tecnica: aggiungere batterie permette di aumentare il runtime disponibile per il carico, ma non incrementa la capacità di potenza del gruppo di continuità.
Se un UPS è progettato per sostenere una determinata potenza, collegare un armadio batterie più grande non trasforma il dispositivo in un UPS di potenza superiore.
Questo distingue due valutazioni che devono sempre rimanere separate:
dimensionamento della potenza: stabilisce quale carico può sostenere l’UPS;
dimensionamento della batteria: stabilisce per quanto tempo quel carico può essere sostenuto.
Se il gruppo di continuità si spegne rapidamente o non riesce a sostenere le apparecchiature collegate, prima di aumentare il numero di batterie è quindi necessario capire se il problema riguarda autonomia, batterie deteriorate oppure il carico stesso. In questi casi può essere utile il nostro approfondimento su cosa verificare quando l’UPS non regge il carico.
Pacco batterie e banco batterie UPS non sono esattamente la stessa cosa
Nel linguaggio comune si parla spesso semplicemente di “batteria UPS”, ma in un impianto professionale è utile distinguere diversi elementi.
Un pacco batterie esterno è normalmente un modulo predisposto dal produttore per essere collegato a uno specifico UPS o a una determinata famiglia di prodotti.
Un armadio batterie è invece un cabinet separato che ospita gli accumulatori, i collegamenti e, secondo la configurazione, sezionamenti e altre protezioni.
Il banco batterie è il sistema elettrico formato dall’insieme degli accumulatori collegati all’UPS. Può trovarsi all’interno di un armadio oppure essere installato su strutture e rack progettati per questo utilizzo.
La distinzione diventa particolarmente importante negli impianti di maggiore potenza, dove possono essere presenti numerose batterie organizzate in stringhe.
Batteria interna, modulo esterno e banco batterie: differenze
Configurazione
Dove sono le batterie
Utilizzo tipico
Possibilità di aumentare l’autonomia
Aspetti da verificare
Batteria interna UPS
Nel cabinet dell’UPS
Piccoli e medi sistemi
Limitata alla configurazione prevista
Modello, capacità, tensione, sostituibilità
UPS + modulo batteria esterno
UPS e modulo separato
Autonomia estesa
Sì, se previsto dal produttore
Compatibilità, numero massimo moduli, collegamenti
La configurazione migliore non è necessariamente quella con più batterie. Deve essere coerente con l’UPS, con l’autonomia richiesta e con le condizioni reali dell’impianto.
Come sono collegate le batterie dentro un banco UPS?
Quando un UPS utilizza più monoblocchi, le batterie possono essere organizzate in serie, parallelo oppure in configurazioni serie-parallelo.
Non approfondiamo qui il funzionamento elettrico di questi collegamenti perché è già trattato nelle nostre guide dedicate e svilupparlo nuovamente rischierebbe di sovrapporre gli intenti dei diversi contenuti.
Il principio essenziale è però utile per capire la struttura del sistema:
il collegamento in serie permette di raggiungere la tensione richiesta dall’UPS;
il collegamento in parallelo può aumentare la capacità disponibile mantenendo la stessa tensione della stringa;
nei sistemi più grandi possono essere utilizzate più stringhe opportunamente progettate.
Come capire quale batteria utilizza il proprio UPS
Per capire quale configurazione utilizza un UPS bisogna partire dalla documentazione del dispositivo e dall’installazione esistente.
La prima verifica riguarda la presenza fisica delle batterie. Un piccolo UPS può avere un vano interno accessibile, mentre un sistema professionale può essere collegato tramite cavi dedicati a uno o più cabinet esterni.
Successivamente bisogna verificare:
modello preciso dell’UPS;
tensione nominale del banco batterie;
numero di batterie installate;
capacità nominale dei monoblocchi;
tecnologia utilizzata;
presenza di moduli esterni;
configurazione delle stringhe;
eventuali indicazioni del produttore sui moduli compatibili.
Su sistemi professionali questi controlli diventano ancora più importanti perché la tensione continua del banco può raggiungere valori elevati.
La sigla riportata sulla singola batteria non è sufficiente per ricostruire il progetto dell’intero sistema.
Posso mettere una batteria più grande nel mio UPS?
Non è corretto decidere la sostituzione semplicemente scegliendo una batteria con più Ah.
Una batteria fisicamente compatibile può non essere elettricamente o funzionalmente adatta all’UPS. Inoltre una capacità superiore modifica anche i tempi e le condizioni di ricarica.
Prima di modificare la capacità bisogna verificare almeno:
tensione richiesta;
tecnologia compatibile;
capacità supportata;
corrente e caratteristiche del caricabatterie;
dimensioni e ventilazione;
cablaggi;
protezioni;
indicazioni del costruttore dell’UPS.
Nei sistemi con batterie esterne va valutato anche se il caricabatterie è dimensionato per ricaricare correttamente la capacità complessiva installata.
Un banco molto grande può offrire maggiore energia disponibile, ma richiedere anche tempi di ricarica più lunghi dopo una scarica.
Come cambia la ricarica con più batterie
Quando aumenta la capacità complessiva del banco, aumenta anche l’energia che deve essere reintegrata dopo un blackout.
Per questo autonomia e capacità di ricarica devono essere considerate insieme.
Il problema emerge soprattutto quando si vogliono realizzare autonomie molto lunghe: non basta verificare quanti minuti potrebbe teoricamente sostenere il banco, bisogna considerare anche quanto tempo servirà all’UPS per riportare le batterie a uno stato di carica adeguato.
Se durante questo intervallo si verifica una nuova interruzione elettrica, l’autonomia disponibile potrebbe essere inferiore a quella nominale.
Per applicazioni critiche la progettazione deve quindi considerare l’intero ciclo:
rete presente → batterie cariche → blackout → scarica → ritorno rete → ricarica → disponibilità per un nuovo evento.
Dove installare un banco batterie esterno
Quando le batterie escono dal cabinet dell’UPS, l’ambiente assume un’importanza ancora maggiore.
Un armadio o un banco batterie deve essere installato tenendo conto di temperatura, ventilazione, accessibilità, distanze, cablaggi, protezioni e manutenzione.
Il calore è particolarmente importante perché accelera il degrado delle batterie. Nel nostro approfondimento sulla temperatura delle batterie UPS spieghiamo perché le condizioni ambientali possono incidere significativamente sulla durata e sull’autonomia reale.
Quando le dimensioni dell’impianto aumentano può inoltre essere necessario valutare un ambiente tecnico specifico. La guida dedicata al locale batterie UPS approfondisce aspetti come ventilazione, accessibilità, armadi, protezioni e gestione degli spazi.
Batteria UPS e autonomia: perché il dato in Ah non basta
Guardare soltanto gli Ah della batteria è un metodo troppo semplice per stimare l’autonomia di un UPS.
Il tempo reale dipende contemporaneamente da:
energia effettivamente disponibile;
potenza assorbita dal carico;
rendimento dell’UPS;
età e stato delle batterie;
temperatura;
velocità di scarica;
soglie di protezione del sistema;
configurazione del banco.
Questo spiega perché due UPS che utilizzano batterie apparentemente simili possono offrire autonomie molto differenti.
Eaton sottolinea inoltre che riducendo il carico il runtime può aumentare in modo significativo e che l’estensione del banco batteria deve essere considerata separatamente dalla capacità di potenza dell’UPS.
L’autonomia non è quindi una caratteristica della sola batteria, ma il risultato dell’interazione tra batteria, UPS e carico.
Quando ha senso utilizzare batterie esterne
Le batterie esterne diventano interessanti quando l’autonomia fornita dalla configurazione standard non è sufficiente per l’obiettivo operativo.
Può accadere, ad esempio, quando bisogna avere tempo sufficiente per completare uno shutdown ordinato oppure mantenere attive apparecchiature critiche nell’attesa di un’altra sorgente di alimentazione.
Prima di aumentare il banco è però opportuno chiedersi:
qual è il carico reale collegato?
quanti minuti di autonomia sono realmente necessari?
l’UPS supporta moduli esterni?
qual è la capacità massima prevista?
il caricabatterie è adeguato?
dove saranno installate le batterie?
quanto tempo impiegheranno a ricaricarsi?
come verranno controllate e manutenute?
Questo approccio evita di trasformare una richiesta di maggiore autonomia in un banco sovradimensionato, difficile da gestire o non compatibile con il sistema esistente.
Quando non basta aggiungere batterie
Ci sono situazioni nelle quali aggiungere batterie non risolve il problema.
Se il carico è superiore alla capacità dell’UPS, serve rivedere il dimensionamento del gruppo di continuità. Se le batterie esistenti sono deteriorate, può servire una sostituzione. Se l’ambiente è troppo caldo, aggiungere altri accumulatori significa installare più batterie nelle stesse condizioni sfavorevoli.
Anche un UPS molto datato deve essere valutato nel suo complesso prima di investire in un nuovo banco.
La domanda corretta, quindi, non è semplicemente “quante batterie posso aggiungere?”, ma:
“Quale configurazione consente a questo UPS di garantire l’autonomia richiesta in modo affidabile e compatibile con l’impianto?”
UPS batteria: controlli prima di modificare la configurazione
Prima di aggiungere, sostituire o modificare un banco batterie è utile verificare l’intero sistema.
Area da controllare
Cosa verificare
Perché è importante
UPS
Modello, potenza e configurazione prevista
Stabilisce quali batterie e moduli sono compatibili
Tensione batteria
Tensione DC richiesta dall’UPS
Una tensione errata può compromettere il sistema
Capacità
Ah e configurazione complessiva
Influisce su autonomia e ricarica
Carico
Potenza realmente assorbita
Determina gran parte del runtime
Caricabatterie
Capacità di ricarica
Deve essere coerente con il banco installato
Ambiente
Temperatura e ventilazione
Incide sulla durata delle batterie
Cablaggio
Sezione, serraggi e protezioni
Determina sicurezza e affidabilità
Stato batterie
Età, tensioni e prestazioni
Evita di ampliare un banco già degradato
Autonomia richiesta
Minuti realmente necessari
Evita dimensionamenti arbitrari
Manutenzione
Accessibilità e possibilità di controllo
Un banco più grande richiede gestione adeguata
La verifica deve partire dal sistema esistente. Batterie, UPS e carico non sono elementi indipendenti e devono essere dimensionati come un unico sistema di continuità.
Batteria interna o esterna: quale soluzione scegliere?
Non esiste una configurazione migliore in assoluto.
Una batteria interna offre compattezza e semplicità quando l’autonomia richiesta è limitata. I moduli esterni permettono di estendere il runtime quando l’UPS è predisposto. Un armadio o un banco batterie separato diventa invece più adatto quando le capacità e le potenze aumentano.
La scelta dipende soprattutto da:
autonomia richiesta;
potenza del carico;
UPS utilizzato;
spazio disponibile;
possibilità di espansione;
condizioni ambientali;
manutenzione prevista;
criticità delle apparecchiature protette.
Nei sistemi professionali la configurazione delle batterie deve essere considerata già durante il dimensionamento, non aggiunta successivamente senza una verifica.
Conclusione
Quando si parla di UPS batteria, bisogna distinguere tra accumulatore interno, modulo esterno e banco batterie.
La batteria interna rende il sistema compatto. Un pacco esterno può aumentare l’autonomia quando il gruppo di continuità è predisposto. Nei sistemi di maggiore potenza, armadi e banchi batterie consentono configurazioni più articolate, ma richiedono progettazione, protezioni e manutenzione adeguate.
Il concetto più importante è semplice: aumentare il numero delle batterie può aumentare l’autonomia, ma non aumenta la potenza nominale dell’UPS e non può essere fatto senza verificarne la compatibilità.
Quando occorre intervenire su un sistema esistente, la valutazione deve quindi comprendere UPS, carico, batterie, autonomia richiesta, ambiente e capacità di ricarica.
FAQ su UPS e batteria
Dove si trova la batteria di un UPS?
La batteria può essere installata direttamente all’interno dell’UPS oppure in moduli, cabinet o banchi esterni. La configurazione dipende dal modello del gruppo di continuità, dalla potenza e dall’autonomia richiesta.
Posso collegare una batteria esterna a qualsiasi UPS?
No. Non tutti gli UPS supportano batterie esterne. Il gruppo di continuità deve essere predisposto per questa configurazione e bisogna rispettare tensione, capacità, collegamenti e indicazioni del produttore.
Aggiungendo batterie aumenta la potenza dell’UPS?
No. Aggiungere batterie può aumentare l’autonomia, ma non aumenta la potenza nominale del gruppo di continuità. Se il carico supera la capacità dell’UPS, bisogna valutare un UPS adeguatamente dimensionato.
Che differenza c’è tra batteria UPS interna e batteria esterna?
La batteria interna è contenuta nel cabinet dell’UPS. Una batteria esterna è installata in un modulo o armadio separato collegato al gruppo di continuità. La soluzione esterna viene generalmente utilizzata quando serve maggiore autonomia o quando la progettazione dell’impianto richiede un banco separato.
Posso installare una batteria con più Ah nel mio UPS?
Non automaticamente. Una maggiore capacità può modificare autonomia e tempi di ricarica e deve essere compatibile con UPS e caricabatterie. Prima della sostituzione è necessario verificare le specifiche tecniche del sistema.
Che cos’è un banco batterie UPS?
Un banco batterie UPS è l’insieme degli accumulatori collegati al gruppo di continuità. Può comprendere una sola stringa oppure più stringhe e può essere installato in un cabinet, un rack o un locale tecnico dedicato.
Più batterie significano sempre più autonomia?
In una configurazione progettata per aumentare la capacità disponibile, più batterie possono aumentare l’autonomia. Il risultato reale dipende però da collegamento, tensione, capacità, carico, rendimento dell’UPS, stato delle batterie e condizioni ambientali.
Come faccio a sapere quale batteria è compatibile con il mio UPS?
Bisogna identificare il modello esatto dell’UPS e verificare tensione del banco, capacità prevista, tecnologia, numero di batterie, eventuali moduli esterni compatibili e indicazioni del produttore. Nei sistemi professionali è opportuno verificare anche configurazione delle stringhe, caricabatterie, cablaggi e protezioni.