Di cosa si tratta?
Il fenomeno della frammentazione dei portali sta debordando ad ogni livello di impresa ed in ogni settore. Questi sistemi nascono con l’obiettivo di digitalizzare la sicurezza e la selezione dei fornitori, ma in pratica si sono trasformati in una barriera burocratica ed economica. In una vera e propria barriera all’entrata che poco ha a che vedere con la ricerca di fornitori qualificati e con le esigenze di sicurezza. Viene richiesta una modalità di lavoro che prescinde da ogni criterio di produttività e che impone ai fornitori costi (in termini di ore di lavoro) che possono anche eguagliare ed in alcuni casi superare i costi stessi del personale tecnico (sempre in termini di ore di lavoro) impegnato ad esempio in una attività manutentiva.
Entriamo nel merito delle critiche
Le lamentele non riguardano la digitalizzazione in sé, ma il modo in cui è stata implementata:
- Moltiplicazione dei costi e dei tempi: ogni grande committente o general contractor impone il proprio portale (es. A2A, Enel, autostrade, ecc.). Un’azienda che lavora con dieci committenti diversi deve gestire dieci abbonamenti e caricare gli stessi documenti (DURC, visure, POS) dieci volte su piattaforme diverse. Questo è un esempio, ma in realtà un’azienda, ben strutturata, che non ha fortunatamente un fatturato concentrato su uno o due clienti, e nel caso di un’azienda di manutenzioni con un fatturato compreso tra 1 o 2 milioni di euro, si trova già oggi a dover gestire dai 40 ai 70 portali. Una gestione impossibile e onerosissima.
- Barriere all’ingresso per le PMI: molti portali prevedono costi di iscrizione annuali o “canoni di qualificazione” che pesano sproporzionatamente sulle piccole imprese e sugli artigiani.
- Malfunzionamenti tecnici: i blocchi del sistema o la complessità di caricamento file di grandi dimensioni possono causare l’esclusione ingiusta da gare o l’impossibilità di accedere fisicamente al cantiere. Ai costi della gestione dei portali si aggiungono anche evidenti danni.
- Perdita di produttività: per quanto detto la perdita di produttività aziendale non può che essere a tutti evidente.
Che fare?
1. Il primo passo: la richiesta di unificazione del portale.
Si chiede da più parti la realizzazione di un solo portale in modo che un’azienda possa caricare i documenti una sola volta in un unico supporto certificato dallo Stato.
Saranno poi le aziende interessate (committenti/appaltatori) a prelevare questi dati e a gestirli internamente come meglio credono. I fornitori non saranno più obbligati ad inserimenti di dati in portali uno diverso dall’altro e per decine e decine di volte.
Resteranno in ogni caso alcuni documenti riservati, che lo stesso fornitore non vorrà che fossero messi a conoscenza di chiunque, ad esempio i nominativi dei propri tecnici che avranno accesso ai cantieri, per non fornire nominativi alla concorrenza. Questi casi potranno essere risolti sia con accessi controllati al portale unico, sia con informative dirette ai clienti.
2. Sensibilizzare le associazioni di categoria.
Alcune associazioni si sono già attivate (ANCE, CNA, Confartigianto), altre vanno sensibilizzate su quest’argomento.
Quali sono le principali iniziative che si oppongono alla frammentazione dei portali?
Ecco le principali iniziative di semplificazione promosse dalle associazioni di categoria (ANCE, CNA, Confartigianato) e dagli enti regolatori:
1. Il Fascicolo Virtuale dell’Operatore Economico (FVOE)
Questa è la principale risposta istituzionale per eliminare la ripetizione dei documenti. Gestito dall’ANAC, permette alle imprese di caricare i propri dati una sola volta.
- Obiettivo 2026: Raggiungere la piena interoperabilità tra le banche dati della Pubblica Amministrazione (INPS, INAIL, Agenzia delle Entrate). L’idea è che i portali privati debbano “pescare” i dati direttamente da qui, anziché chiederli ogni volta all’impresa.
2. Digitalizzazione e “Standard Unico”
Le associazioni di categoria spingono per l’adozione di standard tecnologici comuni per evitare che ogni portale abbia regole di caricamento diverse:
- Interoperabilità “by design”: Entro il 26 febbraio 2026, le piattaforme digitali (inclusi i SUAP regionali) dovranno adeguarsi a nuove specifiche tecniche per dialogare tra loro in modo automatico.
- Codice degli Appalti 2025: Le recenti revisioni normative (come il Decreto Decreto Infrastrutture 2025) mirano a rendere obbligatorio l’uso di piattaforme certificate che garantiscano la trasparenza e riducano gli oneri burocratici per le PMI.
3. Azioni delle Associazioni (ANCE, CNA, Confartigianato)
- Richiesta di un “Portale Unico dei Cantieri”: Le associazioni chiedono che per la sicurezza e gli accessi (documenti come POS o notifiche preliminari) esista un unico punto di accesso nazionale, superando la frammentazione attuale dei general contractor.
- Webinar e Formazione: CNA Costruzioni organizza regolarmente sessioni per supportare le imprese nella gestione della qualificazione, denunciando contemporaneamente i costi eccessivi dei portali privati.
- Pressione Politica: Si lavora per inserire nel prossimo “Decreto Semplificazioni” limiti chiari ai costi che i gestori dei portali possono addebitare alle imprese per la sola “istruttoria” della documentazione.
4. Nuovi standard ambientali (CAM 2026)
Dal 2026 entreranno in vigore i nuovi Criteri Ambientali Minimi (CAM) per l’edilizia. Le associazioni stanno lavorando affinché anche questa nuova mole di dati non diventi l’ennesimo documento da caricare su dieci portali diversi, ma sia integrata nei sistemi esistenti. e per coprire i costi di digitalizzazione o di iscrizione a questi portali?
In sintesi alcuni rimedi, ancora insufficienti e applicati a macchia di leopardo, sono stati apportati nell’ambito pubblico. Nel settore privato, nei rapporti tra fornitori e committenti, inizia a manifestarsi una forte opposizione volta ad ottenere un “portale unico” o standardizzato che metta fine alla giungla di abbonamenti e password che attualmente soffoca chi lavora sul campo.